Ascanio Celestini: l’Italia è un paese razzista
| Vita Politica - Analisi, Orientamenti e Storia |
Insomma, dopo due mesi di "giro" ti sei convinto che l'Italia sia un paese razzista!
L'Italia è un paese razzista? Beh, si! L'Italia - prima di tutto - è un paese che ha delle leggi razziste. Un Paese dove hanno più diritti i nipoti degli italiani che stanno all'estero rispetto ad uno che - viene dal centro Africa - ma vive qui da noi ormai da qualche anno. Un razzismo di cui l'immigrato, appena arriva in questo Paese, si rende conto immediatamente perché, quasi sempre, è un fuorilegge visto che l'iter per entrare legalmente è così complicato che prima arriva - quasi sempre - appunto, come clandestino e, sostanzialmente, perché scappa. Nessuno viene via dal proprio paese perché c'ha la gioia di provare il brivido della morte in mare, dei carceri libici o quant'altro. Sono, quindi, persone che scappano che dovrebbero essere accolte, aiutate. Invece... Sentiamo un tale spirito umanitario che continuiamo a spendere soldi in operazioni diciamo, cosiddette, "di pace" mentre, quando queste persone scappano dai loro paesi li ricacciamo indietro. Manco a casa loro. No, nei campi di concentramento libici da cui erano scappati.
Tutto ciò sul versante politico, con cui non sei tenero. E la "società civile"?
Viviamo in una società razzista e, quindi, in qualche maniera, siamo razzisti un po' tutti. Quando arrivo al semaforo rosso, io sto nell'automobile e lui - l'immigrato che sta fuori - e vuole lavarmi il vetro: io vivo un momento di "lotta di classe" dove io sto dalla parte del torto e lui da quella della ragione; dove io sono il "razzista" e lui è quello considerato inferiore. Viviamo in una società che, a tutti i livelli, cresce nella negazione dell'uguaglianza degli esseri umani e punta, marcando le differenze, a dividersi in gruppi sempre più piccoli. Ecco, il razzismo entra in questa relazione e con un'operazione, quasi di "cesello", di attenzione ai piccoli particolari, amplifica le differenze in chiave di paura. Per questo chi è razzista non è una persona semplice, anzi, molto spesso è una persona complessa. Per questo non si riesce a sradicare il razzismo.
Quindi, non c'è via d'uscita neanche con uno spettacolo come questo, in qualche caso verbalmente "violento", con cui far crescere coscienza e sensibilità?
Il linguaggio scenico può contribuire, non tanto a combattere il razzismo, quanto a fare chiarezza. Sapendo che in questo degrado culturale chi è razzista, lavora sul linguaggio, sui modi di dire l'artista, l'intellettuale, chi fa film deve lavorare sul linguaggio, appunto, per riconoscere quello razzista e non scambiarlo per "buon senso". Ecco, lo spettacolo dovrebbe servire a questo, a farci riconoscere il pregiudizio per evitarlo.
Per quanto riguarda la "violenza", utilizzo un linguaggio "crudo" perché la violenza ci circonda e credo che ad essa ci stiamo abituando. Continuamente sentiamo discorsi violenti ma non li riconosciamo più come tali. Quando si dice che l'immigrazione è un reato, per cui quando uno arriva in Italia clandestinamente compie un reato, si realizza un'azione violenta che punta a farci individuare l'immigrato come un malfattore da cui difendersi.
Se la violenza, quindi, sta nel linguaggio che, pian piano, ci porta a digerire l'azione violenta, allora, tanto vale recuperarla in teatro in modo che la prossima volta siamo in grado di riconoscerla.
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 25 Novembre 2009 20:15)







