Abolire o no le province?

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Vita Politica - Analisi, Orientamenti e Storia

italia 120quCon  questo articolo "Abolire o no le province e in quale contesto istituzionale?" di Antonio Similele, intendiamo aprire un approfondimento sul tema della riduzione dei costi della politica, ma anche sulle esigenze della struttura istituzionale per grarantire la più larga ed efficiente rappresentanza popolare. Il dibattito è aperto, attendiamo l'opinione dei visitatori al nostro indirizzo di sempre: info@edicolaciociara.it


 

di Antonio Simiele 14 ott 2011 - Abolire o no le province e in quale contesto istituzionale? Già nei primi anni settanta, sorte finalmente le Regioni previste dalla Costituzione Repubblicana, si sviluppò un serrato dibattito su quale dovesse essere il più funzionale assetto istituzionale dell'Italia e sull'opportunità o meno di far vivere ancora le Province.

Valutando che non si potesse fare a meno di un Ente intermedio tra Regione e Comuni, si pensò in un primo momento di sostituire le Province con i comprensori socio-urbanistici, s'ipotizzarono le comunità di valle, insieme alla nascita delle Comunità Montane con funzioni riferite alla particolarità delle economie dei Comuni montani. Alla fine si convenne di mantenere le Province, definendone meglio i compiti e, ove consigliabile, ridisegnandone i confini. Rimase aperta la discussione sulla dimensione ottimale delle Regioni.

Negli anni a seguire non sono state fatte le scelte e le decisioni conseguenti. Invece, in maniera incontrollata, si sono moltiplicate le Province, si sono modificati composizione e compiti delle Comunità Montane, si sono sovrapposte competenze, sono state trasferite non compiutamente e con colpevole ritardo le funzioni, favorendo, così, l'intuibile confusione e un'immagine d'inefficienza.

Si è verificato quello che spesso avviene in questo nostro Paese, che cioè al vecchio non si sostituisce in tempi ragionevoli il nuovo deciso, ma si determinano lunghe fasi di vuoto, d'incertezze che affievoliscono la fiducia verso il nuovo e alimentano o la nostalgia verso il vecchio o la richiesta di ulteriori, spesso immotivati, cambiamenti.

Oggi la questione si ripropone con forza e con l'urgenza dettata dalla necessità non solo di razionalizzare ma anche di ridurre drasticamente i costi.

Ricordo che le città metropolitane, previste dall'articolo centoquattordici della Costituzione repubblicana, non sono state ancora realizzate. Ricordo anche che la stessa Costituzione affida all'ente pubblico territoriale Provincia la funzione di "un'ampia capacità di programmazione e di coordinamento dello sviluppo della comunità di cui è ente esponenziale" difficilmente surrogabile.

In virtù anche delle considerazioni fatte, personalmente ritengo che la strada da percorrere sarebbe quella di portare tutte le Regioni a dimensioni ottimali medio grandi, riducendone conseguentemente il numero che, come prevedeva uno studio della Fondazione Agnelli, può essere non superiore a dodici. Si dovrebbero abolire le Province coincidenti con le città metropolitane e ridurre drasticamente il numero delle rimanenti a quello definito subito dopo la seconda guerra mondiale, correggendo le storture retaggio del fascismo, in considerazione di ragioni storiche, culturali, economiche e geografiche. La composizione delle Comunità Montane dovrebbe riguardare esclusivamente i Comuni montani. Si dovrebbe obbligare i Comuni piccoli, preferibilmente limitrofi, a gestire in forma associata alcuni servizi.

Sono riforme per le quali non si richiede alcuna modifica costituzionale, per cui, se c'è la volontà, è possibile realizzarle in tempi strettissimi.

Si possono fare altre scelte, quello che importa è che siano guidate da una visione complessiva e organica dell'assetto istituzionale, definendo con chiarezza competenze, contrappesi e controlli, senza restringere gli spazi di democrazia e le opportunità di partecipazione.

Stabilire quanti e quali enti pubblici territoriali devono esserci non è questione solo organizzativa e amministrativa; ha a che vedere con la possibilità che ognuno di essi,salvaguardando la storia, l'identità culturale, le risorse, la vocazione, riesca a innescare sul proprio territorio un processo di sviluppo che sia insieme economico, politico, culturale, etico, capace cioè di coinvolgere tutto l'uomo e tutti gli uomini.

 

 


 


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Ultimo aggiornamento (Domenica 25 Marzo 2012 09:25)

 

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