Alle primarie del Pd tutti quelli che considerano un valore l’unità del centro sinistra

Che il Pd sia la vera novità rilevante, per quanto insufficiente, nel panorama politico italiano, lo dimostrano le primarie che si svolgeranno il prossimo 25 ottobre in tutte le piazze italiane, per l’elezione del segretario ed altro. Esse sono un evento straordinario per numerose ragioni, non tutte espresse e non tutte evidenti.

L’importanza di queste elezioni, “interne” a quel partito, risiede ovviamente nella partecipazione degli elettori del Pd ad una decisione normalmente delegata agli iscritti, se non addirittura agli organismi dirigenti. È un modo di ricorrere al popolo senza strumentalizzarlo col populismo, di limitare i giochi di palazzo, di favorire una maggiore partecipazione e più consapevole. Non è cosa da poco, visto invece il proliferare di oligarchie, autocratiche e arroganti, che coartano ogni discussione, che perseguono scopi spesso del tutto estranei all’interesse generale, che determinano carriere e indirizzi politici a prescindere da ogni merito; non è cosa da poco, viste le tendenze autoritarie in corso di realizzazione, a colpi di maglio sulle istituzioni democratiche, da parte di chi non le ha sudate, non le ha volute, non le ha impregnate del proprio sangue; non è cosa da poco, che i Pd dia agli elettori la possibilità democratica d’eleggere il proprio segretario, quando invece una legge-porcata gli impedisce di eleggere il proprio parlamentare, perché nominato direttamente dalle oligarchie suddette. Non sono cosa da poco, quindi, le primarie del Pd.

Ma c’è dell’altro: come si distingue l’elettore del Pd dagli altri elettori? Questo è un punto delicato, molto discusso, ma non risolto fino in fondo. È possibile che intervengano interferenze esterne, che elettori del centro destra partecipino al voto, boicottando di fatto le primarie, rendendole inutili ed inutilizzabili per lungo tempo. È un rischio di cui il Pd, secondo noi coraggiosamente, si è fatto carico e di cui bisogna rendergli merito.

Ma è possibile anche, e questa è l’ipotesi poco indagata, che persone del centro sinistra, elettori di altri partiti di sinistra, partecipino alle primarie, protetti dall’anonimato politico, e determinino col loro voto la scelta del segretario del Pd, di un partito non loro ma della loro area. Paradossalmente, pensiamo che questo sarebbe, invece, un fatto positivo; poiché se ciò avvenisse emergerebbero almeno due dati importanti: primo, il popolo del centro sinistra riconoscerebbe espressamente al Pd il ruolo guida dell’intera area; secondo, ognuno importerebbe nel proprio partito l’esperienza delle primarie, erodendo il terreno sotto i piedi delle proprie oligarchie. Inoltre, se a ciò dovesse seguire la diffusione della pratica delle primarie, anche gli elettori del Pd avrebbero modo di condizionare l’elezione dei dirigenti degli altri partiti del centro sinistra, in un progressivo e virtuoso processo di reciproca contaminazione e integrazione. Dal basso e di fatto.

Questa visione fantapolitica (?) dovrebbe indurre a partecipare alle primarie tutti coloro che, come noi, considerano un valore l’unità del centro sinistra e del suo popolo, che vogliono costruire una forza capace di difendere ed evolvere la Costituzione democratica, che non vogliono essere ricacciati fuori dalla storia. Noi andremo e voteremo Pierluigi Bersani alla segreteria nazionale, e Alessandro Mazzoli a quella regionale, considerandoli gli interpreti giusti di questa precisa volontà politica. Noi riteniamo che sia la giusta direzione; noi riteniamo che non sia cosa da poco.

Ivano Alteri

Frosinone 19/10/2009  

 
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