Kabul: le risposte contrastanti alla tragedia
A specifica domanda sulle possibili ripercussioni politiche a seguito dell’attentato, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. ha risposto: “di questo problema se ne discute in Italia, innanzitutto nel Parlamento, e non a Tokio”, dopo aver espresso il suo “sincero e accorato cordoglio”.
E ha fatto bene. Infatti dal mondo politico arrivano risposte contrastanti alla tragedia di Kabul, con una divisione che è trasversale alle forze parlamentari e non, sul tema del possibile ripensamento del nostro impegno militare in Afghanistan.
Eccone una rapida rassegna:
Umberto Bossi: "Ragazzi a casa a Natale"
"Spero che questi ragazzi possano per Natale vedere casa loro". nel giorno della tragedia il ministro Bossi rompe il fronte e divide il governo con questa affermazione.
Ignazio Marino (Pd): “Cambiate le condizioni della nostra presenza?”
Candidato alla segreteria del Partito democratico, il senatore Ignazio Marino è tra i primi a commentare la notizia giunta dalla capitale afghana. “Non è certo questa l'ora di polemizzare con il governo – afferma il chirurgo/parlamentare – e tuttavia abbiamo il dovere di chiedere conto di quello sta succedendo. Sono cambiate e stanno cambiando le condizioni per la nostra presenza in Afghanistan? E soprattutto è cambiato il senso e lo spirito della missione? E che livelli di sicurezza siamo in grado di garantire ai nostri soldati? L'articolo 11 della Costituzione è chiaro: l'Italia non partecipa a guerre”.
Rosy Bindi (Pd): “Nel giorno di lutto, profonda unità del Paese”
Diversi i toni della vicepresidente della Camera, Rosy Bindi, che dichiara: “Ci stringiamo, con tutto il Paese, al dolore e allo strazio delle famiglie dei nostri militari barbaramente trucidati a Kabul e rinnoviamo la nostra piena solidarietà e la vicinanza al contingente italiano impegnato in Afghanistan e a tutti i nostri soldati e civili che operano nelle missioni di pace nel mondo. È un giorno di lutto e di preghiera – conclude Bindi – nel quale testimoniare l'unità profonda del Paese nel sacrificio dei nostri ragazzi”. Lo afferma il vicepresidente della Camera Rosy Bindi.
Francesco Rutelli (Pd): “Oggi più che mai valide ragioni del nostro impegno militare”
Di tutt’altro avviso rispetto a quanto dichiarato dal collega di partito, Marino, il presidente del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica Francesco Rutelli esprime “totale solidarietà e vicinanza alle famiglie dei militari” coinvolti nell'attentato di questa mattina a Kabul e «alle nostre Forze Armate”, sottolineando poi come “oggi più che mai sono valide le ragioni di una efficace presenza in Afghanistan, nell'ambito della alleanza internazionale nella quale siamo impegnati per la sicurezza e la ricostruzione del paese”.
Antonio Di Pietro (Idv): “Che cosa ci facciamo in Afghanistan?”
“È la domanda che - sono sicuro - se venisse fatta oggi agli italiani, la maggioranza di essi non saprebbe più cosa rispondere. Certo oggi è il giorno del dolore, della partecipazione della solidarietà ai nostri soldati e della vicinanza alle famiglie delle vittime». A scriverlo è il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro sul suo blog. Tuttavia, continua l’ex magistrato, “non possiamo esimerci dal porci un interrogativo di fondo. A forza di starci, e di restarci, in Afghanistan abbiamo perso anche la conoscenza delle ragioni per le quali ci siamo andati”. «Ragioni che – afferma – magari all'inizio, potevano pure essere nobili, anche se non possono mai esserlo per chi ripudia per principio la violenza e la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, ma che ora si sono totalmente trasformate perchè nel frattempo anche i protagonisti hanno cambiato pelle”.
Coloro che sembravano battersi per la libertà del loro popolo e la democrazia, sottolinea Di Pietro, ora fanno parte di “un altro regime che vuole sbarazzarsi del precedente per affermare il proprio”.Per questa ragione, conclude il leader dell’Idv, è necessario che il Parlamento si ponga quanto prima i necessari interrogativi sull’impegno dei militari in Afghanistan.
Paolo Ferrero (Prc): “Le truppe italiane vanno ritirate subito”
Più netto il commento del segretario di Rifondazione comunista alla tragedia accaduta stamane. Esprimendo “piena solidarietà” e “profondo cordoglio” alle famiglie delle vittime, Ferrero tuttavia non si esime “dal notare come la presenza del contingente militare italiano in Afghanistan è frutto e figlia di una scelta politica e strategica, oltre che militare, assurda e sbagliata”. Per questo, chiosa il segretario del Prc, “Le truppe italiane vanno ritirate subito”.
Nichi Vendola (Sinistra e Libertà): “Non è il momento delle polemiche. Adesso il cordoglio”
Il governatore della Regione Puglia, nonché leader di SeL, Nichi Vendola non entra nel merito della questione politica scaturita dall’attentato odierno. “Verrà il momento - afferma Vendola - di trarre un bilancio politico della tragedia di oggi a Kabul. Ma quel momento non può essere ora. Ora è il tempo del dolore, del lutto della vicinanza alle famiglie dei militari uccisi e al martoriato popolo afghano, dell'angoscia estrema per la perdita di tante giovani vite”.
Daniele Capezzone (Pdl): “Non si ceda alla polemica autolesionista”
Più omogenee le posizioni espresse all’interno della maggioranza di centrodestra, pur con qualche importante distinguo. Il primo ad intervenire è il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, il quale dichiara: “Siamo un grande Paese, paghiamo prezzi elevatissimi per la grande responsabilità che abbiamo saputo assumerci in tante zone calde del pianeta, sappiamo mantenere i nostri impegni internazionali, meritiamo rispetto e riconoscenza”. In tal senso, sostiene il pidiellino ex radicale, “sarebbe davvero importante imparare tutti, al di là delle distinzioni di schieramento, ad essere consapevoli di questo nostro valore, e ricordare sempre - non solo in occasione di tragedie come questa - che non bisogna cedere a quello spirito distruttivo e a quella polemica autolesionista che troppe volte anima il cosiddetto dibattito politico e giornalistico”.
Il ministro degli Esteri Franco Frattini: “Manterremo gli impegni assunti”
Dalla Farnesina, su una breve nota del titolare degli Esteri, si legge: “Il ripetersi di atti terroristici contro chi è impegnato nel tentativo di aiutare il popolo afghano a consolidare le proprie aspirazioni democratiche non scoraggerà l'Italia dal mantenere fede agli impegni assunti”.
Alfredo Mantovano (Pdl): “Il dolore rafforza la missione”
Non ha dubbi il sottosegretario all’Interno ex An: “Quanto accaduto oggi a Kabul conferma nel modo più drammatico quale è la posta in gioco. I nostri soldati non sono lì solo per adempiere a un pur doveroso impegno di alleanza; ci sono per contribuire alla ricostruzione di un'area instabile e piena di conflitti interni; ci siamo per confermare nei fatti che l'Occidente è ancora in grado di aiutare la civiltà a farsi strada; ci siamo, come italiani, per porre a disposizione di chi ha bisogno di pace la nostra tradizione di pace”. In sostanza, secondo Mantovano, “Il dolore per la morte dei sei militari, la vicinanza alle famiglie, le sofferenze dei feriti possono solo rafforzare questa missione”.
Roberto Calderoli (Lega): “Questa tragedia deve far riflettere”
Dubbi sulla opportunità del dispiegamento di truppe italiane in Afghanistan li esprime il ministro per la Semplificazione Normativa, il leghista Roberto Calderoli. “Desidero esprimere il mio cordoglio per i nostri sei soldati che hanno perso la vita in questo terribile attentato a Kabul e la mia solidarietà nei confronti delle loro famiglie colpite da questo lutto tremendo” afferma l’esponente del Carroccio. Ma, aggiunge, “Questa tragedia, però, deve far riflettere”.
Giancarlo Lehner (Pdl): “Basta ipocrisia: in Afghanistan non c’è una missione umanitaria”
E’ dalle file del Popolo delle Libertà, però, che arriva uno dei più pesanti attacchi alla missione italiana in Afghanistan. Giancarlo Lehner, deputato del Pdl, ritiene infatti “inaccettabile la scomparsa di sei cari giovani italiani, non per una nobile causa, bensì per sostenere un regime corrotto, truffaldino, indifendibile. D'altro canto – continua Lehner - fuori da tutte le ipocrisie istituzionali, la nostra non è più, da tempo, una missione umanitaria e di pace, bensì soltanto un ingiustificabile e stolido ingaggio suicidario”. «Tanto meglio, allora, se proprio dobbiamo continuare a togliere le castagne dal fuoco per conto di Obama sulla pelle dei nostri ragazzi - conclude - forzare il dettato costituzionale e lanciare un caccia senza quartiere ai talebani. Meglio la guerra aperta che il suicidio dissimulato”. {jcomments on}
Ultimo aggiornamento (Venerdì 25 Settembre 2009 11:38)



